Sensuali, sinuose, gustosamente surreali. Ma anche luminose, incandescenti, metafisiche e sottilmente organiche. Le forme proposte dal portoghese Rui Chafes (classe 1966) per gli scenari di Matera si pongono come spazi e contro-spazi di un panorama visivo attraverso il quale l’artista calibra le distanze e guarda al paesaggio lucano come ad una grande scultura naturale. (L’oggi così lento e lo ieri così breve è, ad esempio, un’opera attraverso la quale lo spettatore è invitato a guardare dal mirino di una scultura una seducente installazione ubicata tra le rocce del Sasso Barisano).
Entrate per la porta stretta. Questo il titolo scelto da Rui Chafes per la sua personale curata da Giacomo Zaza in alcuni punti di Matera, e precisamente per il complesso chiesastico Convicinio di Sant’Antonio. Quasi ad indicare uno sforzo difficile che richiede il massimo impegno, Entrate per la porta stretta (una frase che l’artista prende a prestito da Luca per creare un rapporto di compartecipazione riflessiva con Il Vangelo Secondo Matteo di Pasolini) rappresenta, così, un viaggio felice mosso dalla volontà di compenetrare – grazie ad una lettura metrica tra interno ed esterno, aperto e chiuso – i territori dell’architettura con quelli dell’urbanistica.
«Le opere per Matera», suggerisce Zaza nella presentazione che confluirà nel prossimo catalogo, «diventano», grazie a questa disposizione metodologica, «delle anime vaganti, presenze inquietanti all’interno di un sito arcaico, mitico e umano al tempo stesso».
Il silenzio di Giorgio De Chirico, Il tempo è il mio unico amico, la meravigliosa Luna esausta o una delicatissima Luna morta di freddo che pende dalle pareti di una vecchia chiesa di campagna. Sono alcune opere che compongono questo itinerario davvero unico e prezioso in cui i lavori di Chafes – tutti rigorosamente in acciaio verniciato con smalto nero – si pongono come le parti eccezionali (e forse mancanti) di un paesaggio meraviglioso.

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