11 December 2011

Monica Alonso - Angustia Blanca - Galleria Tiziana Di Caro, Salerno

MONICA ALONSO / ANGUSTIA BLANCA
Sabato 17 dicembre 2011, ore 19.00
 Saturday 17 December 2011, at 19.00

COMUNICATO STAMPA

La Galleria Tiziana Di Caro è orgogliosa di presentare Angustia Blanca, seconda mostra personale nei suoi spazi di Monica Alonso (A Fonsagrada, Lugo, 1970) sabato 17 dicembre 2011, alle ore 19.00.
La mostra prevede opere realizzate nel periodo tra il 2009 ed il 2011, attraverso cui Monica Alonso intende presentare la sua nuova linea di lavoro fortemente connessa alla terapia “psico – spaziale”, che consiste nel localizzare reazioni di carattere psicologico ed emotivo, spingendosi oltre il discorso artistico o estetico, e trasformando gli spazi espositivi in luoghi di percezione e analisi, che stimolano lo spettatore a costruire una personale dimensione terapeutica.
Da qualche anno Monica Alonso ha concentrato il proprio campo d’indagine sull'angoscia, che ha già trattato in una grande installazione intitolata Angustia Fria – Angustia Caliente (Angoscia Fredda – Angoscia Calda), realizzata durante la residenza - premio CAM di Arte Plastica, che l'ha vista viaggiare dalla Norvegia al Brasile, passando per differenti luoghi, al fine di sperimentare le variazioni emozionali derivanti dai cambiamenti di temperatura, che erano state oggetto di Calor, la sua prima mostra personale a Salerno nel 2008.
Il progetto espositivo Angustia Blanca è inteso come un sistema stimolatore capace di indurre il visitatore a sentire la propria angoscia. Partendo dall'espressione “avere carta bianca” l'artista lascia che lo spettatore costruisca, in totale libertà, la propria dimensione emotiva, e apre tutte le possibilità rispetto alla paura, quindi al suo riconoscimento, la sua localizzazione e, infine, il suo possibile controllo.
Le opere in mostra sono tutte bianche, solo marginalmente variano l'assunto cromatico verso il color carne. Angustia Blanca (2011) è un’installazione spaziale formata da due grandi casse – cabine – sarcofagi, che offrono allo spettatore la possibilità di essere ospitato, in modo da poter sperimentare uno scenario legato all'angoscia in vita, e immaginare uno stato di angoscia dopo la morte. La possibilità di sperimentazione si amplia ulteriormente attraverso Angustia de Viaje (2009 – 2011), opera realizzata al fine di viaggiare con l'angoscia, nell'intenzione di invocarla, sentirla, viverla. Si tratta di una valigia contenente Angoscia Fredda, Angoscia Calda e Antidoto: Amore. Un foglietto di istruzioni indica come utilizzarla. Altra opera da viaggio è Des – equilibrio de Viaje (2010 – 2011), un'opera composta da due piccoli letti, uno azzurro e l'altro giallo. Allo spettatore viene offerta la possibilità di viaggiare con lo squilibrio, provocarlo con l'idea di attingere alle dimensioni nascoste della nostra interiorità. Anche qui un foglietto di istruzioni ne indicherà le istruzioni d'uso.
La mostra si completa con la presentazione del progetto Capsulas Ti, un'opera su cui Monica Alonso sta lavorando dal 2004 e che prevede la compilazione di un questionario da parte dello spettatore, le cui risposte saranno il contenuto delle opere, in una forma di ritratto esistenziale ed emotivo, sempre più spesso rivolto alla concreta valorizzazione non dell'emotività dell'artista, bensì a quella dello spettatore.

Monica Alonso è nata ad A Fonsagrada, Lugo (Spagna) nel 1970. Vive e lavora a Lugo.
Mostre personali: 2011, Monica Alonso. Obras (1993-2011), Museo Provincial de Lugo, Lugo (Spagna); 2009, Urna funeraria. La ultima cama, Galeria de Arte Contemporanea SCQ, Santiago de Compostela (Spagna); 2008, Calor, Galleria Tiziana Di Caro, Salerno (Italia). Mostre collettive: 2011, 25 Muestra de Arte Injuve, Madrid (Spagna); 2009, Realidades, expresiones, tramas. Arte en Galicia desde 1975, Fundación Caixa Galicia, Ferrol (Spagna); 2008, Otra geografia. Art from Galicia, Centro Hispano-Americano de Cultura, L’Havana (Cuba). Progetti speciali: 2011, Terapia Habitación de Hospital, Hospital Clínico Universitario de Santiago de Compostela, Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago de Compostela (Spagna); Nostalxia de sol, Museo Comarcal da Fonsagrada, A Fonsagrada, Lugo (Spagna).

Per informazioni:
Vincenzo Luca Forte
press@tizianadicaro.it
+39 3289136011


PRESS RELEASE
Galleria Tiziana Di Caro is delighted to announce Angustia Blanca, the second solo exhibition of works by Monica Alonso (A Fonsagrada, Lugo, 1970), opening Saturday 17 December 2011, at 19.00.
The exhibition includes works produced between 2009 and 2011, through which Monica Alonso intends to present her new work path featuring a strong connection with “psycho – spatial” therapy, consisting in locating psychological and emotional reactions beyond the artistic and aesthetic trait, and transforming the exhibition location in spaces of perception and analysis aiming at stimulating the viewer to build his/her own personal therapeutic dimension.
In the last few years, Monica Alonso has concentrated her investigations on anguish, which she had already dealt with in a massive installation called Angustia Fria – Angustia Caliente (Cold Anguish – Warm Anguish), produced during her CAM plastic arts grant-residence, which saw her travelling from Norway to Brazil going through different places in order to test the changes of emotion according to variations in temperature, a theme she had previously explored with Calor, her first solo exhibition in Salerno, in 2008.
Angustia Blanca is intended as a system set up to actually stimulate anguish in the viewer. Paraphrasing the expression “carte blanche”, the artist leaves the viewer in total freedom to build his/her own emotional dimension, opening all possibilities as regards fear, its recognition, localization and, ultimately, the control over it.
The works on exhibition are all white, with a very slight hue of flesh-toned colour. Angustia Blanca (2011) is a spatial installation featuring two huge boxes – booths – sarcophagi, inside which the viewer can experience an environment which evokes the anguish of life and its possible form after death. Further experimenting may be carried out through Angustia de Viaje (2009 – 2011), a piece created to experience travel with anguish, in order to invoke it, feel it, live it.
The piece consists of a suitcase containing Cold Anguish, Warm Anguish and Antidote: Love. An instruction leaflet shows how to use it. another ‘travel’ piece is Des-equilibrio de Viaje (2010 – 2011), a piece featuring two small beds, one blue and one yellow. The viewer is offered the chance to travel together with unbalance, actually inducing it in order to draw from the hidden resources of our inner being. Here too, a leaflet with instructions will show how to use it.
The exhibition is rounded off by the presentation of Capsulas Ti, a project which Monica Alonso has been working on since 2004 and which entails the viewer filling in a questionnaire whose answers will be the heart of the work, in a sort of emotional and existential portrait which moves away from highlighting the artist’s emotion, to focus instead on the viewer’s.

Monica Alonso was born in A Fonsagrada, Lugo (Spagna) in 1970. She lives and works in Vigo.
Solo exhibitions: 2011, Monica Alonso. Obras (1993-2011), Museo Provincial de Lugo, Lugo (Spain); 2009, Urna funeraria. La ultima cama, Galeria de Arte Contemporanea SCQ, Santiago de Compostela (Spain); 2008, Calor, Galleria Tiziana Di Caro, Salerno (Italy). Group exhibitions: 2011, 25 Muestra de Arte Injuve, Madrid (Spain); 2009, Realidades, expresiones, tramas. Arte en Galicia desde 1975, Fundación Caixa Galicia, Ferrol (Spain); 2008, Otra geografia. Art from Galicia, Centro Hispano-Americano de Cultura, Habana (Cuba). Special projects: 2011, Terapia Habitación de Hospital, Hospital Clínico Universitario de Santiago de Compostela, Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago de Compostela (Spain); 2009, Proyecto de intervención cromática, Centro de Día de Macea Ourense (Spain); Nostalxia de sol, Museo Comarcal da Fonsagrada, A Fonsagrada, Lugo (Spagna).

For further information:
Vincenzo Luca Forte
press@tizianadicaro.it
+39 3289136011

08 December 2011

Giuseppe Stampone, Grettings from New Orleans, 2011


Giuseppe Stampone / Artista legato all'essenza rinascimentale del disegno e, contemporaneamente, ad un necessario utilizzo dei new media, Giuseppe Stampone (nato a Cluses, in Francia, nel 1973 / lavora tra Milano, New York e Ouagadougou) ha costruito un itinerario estetico di natura relazionale legato ai principi della didattica, con particolare attenzione a problematiche sociali ed ambientali. Acquerelli per non sprecare la vita (che ha visto la partecipazione di 10000 bambini), Il perché dell'H2O (esteso in 30 paesi del mondo in collaborazione con il Progetto Mondo MLAL) e il network Solstizio (un programma artistico finanziato dalla Commissione Europea che si estende in Italia, Polonia, Croazia e Burkina Faso), sono alcuni esempi di questo suo impegno etico ed estetico confluito, oggi, nel progetto Global Education (2010). Un impegno che si avvalora dell'assidua collaborazione con due grandi istituzioni – lo IULM di Milano e con il MCLuhan Program in Culture and Technology di Toronto – e con alcuni studiosi di mediologia tra cui Alberto Abruzzese e Derrick de Kerchkove.
Stampone coniuga in questo modo, sotto un stesso itinerario linguistico, tecniche e materiali di diversa estrazione e natura per dar vita ad una serie di progetti planetari che integrano alcuni modelli educativi utili a ripensare la formazione (in quanto dare forma) e l'istruzione per costruire un discorso relazionale utile ad intrecciare le storie dell'umanità e a mostrare il piano culturale, economico e politico della civiltà contemporanea.
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Gretting for New Orleans / L'assenza, il silenzio, la metamorfosi continua delle cose. Il passaggio dalla vita a quello che vita non è. Utilizzando il modello biologico come contesto e pretesto privilegiato per la realizzazione dell'opera, Giuseppe Stampone addiziona, in questo caso, un ulteriore tassello ad un progetto, Global Education, che, avviato nel 2010, non cessa di sorprendere. Dopo lo step di Stella Cadente (organizzato in occasione di Artissima #18 – Torino), un'opera calibrata sul concetto di responsabilità planetaria, Stampone interroga il tempo e le sue varie declinazioni attuali per dar vita ad un nuovo, esuberante programma visivo che mette in gioco il pensiero collettivo per costruire le basi di una nuova inedita liberà comunicativa.
Gretting for New Orleans, 23 moduli realizzati con penna bic su carta e l'invio di 10000 cartoline disseminate su tutto il territorio mondiale, è difatti un progetto sul tempo che dal reale volge lo sguardo verso il neodimensionale (con la realizzazione di una piattaforma interattiva). Un tempo che non solo attraversa l'arte – il suo procedimento, il suo farsi, disfarsi e rifarsi – ma anche il mondo della vita e dei mille significati che la riguardano.
Attraverso simboli e metafore serrate, Stampone richiama alla memoria il cataclisma del 29 agosto 2005 che ha colpito la principale città dello stato della Louisiana (nata sulle rive del fiume Mississippi, a circa 160km dal Golfo del Messico), per costruire un discorso sul genius loci e sulle maglie imprevedibili della storia.
Damien Hirst (lettera H) associato alla formula chimica dell'H2O, l'autoritratto di Cattelan (lettera L) che sbuca dal pavimento o l'immagine di Nelson Mandela (lettera B) dalla cui fronte si erge la scritta Global Education. Sono alcuni dei moduli che compongono l'installazione a parete. Un'installazione munita di alcune tags (che permettono al fruitore di collegarsi con una serie di interviste, rilasciate all'artista da un signore del luogo) attraverso le quali è possibile ascoltare la storia di cose e case la cui unica traccia è un numero civico. Se nel lavoro Saluti da L'Aquila (2010) l’artista ha evidenziato l'immobilità e l'incuria istituzionali nei confronti del terremoto che ha devastato il territorio abruzzese, Gretting for New Orleans mostra (dopo la furia dell'uragano Katrina) l'assenza brutale, l'assoluto distacco e abbandono silenzioso di un territorio. Riappropriandosi della storia, Giuseppe Stampone evidenzia, così, attraverso precise, puntuali ed elegantissime cinture artistiche, l'urgenza di recuperare la corsa degli eventi, di sottrarre il rumore e l'inciviltà al mondo, di crea una necessaria isola riflessiva – pedagogica e androgica – attraverso la quale ripensare e rimodellare il mondo, il suo continuo mutare.

02 November 2011

The Others - Torino 3/6 novembre 2011 - ZAK Project Space



SHOWTIME/2
a cura di Antonello Tolve

ZAK PROJECT SPACE MONTERIGGIONI - Stand/B11 - c/o Torino LE NUOVE, via P. Borsellino 3, (TO)
3/6 novembre 2011
Artisti in mostra – Alessandro Brighetti / Ciro Fundarò / Pierpaolo Lista / Giulia Palombino / Marco Maria Giuseppe Scifo


Fuggitiva, contingente, effimera, la mostra d'arte contemporanea è arena d'intrattenimento, momento di festa per l'arte e per tutto un popolo intellettuale che decide di partecipare ad un racconto in cui riflessione, progettazione e costruzione si incontrano per tessere una trama relazionale tra l'arte la critica e la curatela; l'opera, lo spazio e il pubblico.
Ambito di promozione e di dibattito costruttivo Show Time vuole porre in rilievo l'importanza della mostra in quanto intervento collettivo, composizione plurale in cui critico e artista si incontrano per intavolare nuovamente, alle soglie del secondo decennio del XXI secolo, un discorso teorico, un intrattenimento felice sull'arte, sulle sue destinazioni e sulle sue collocazioni attuali.
Show Time è, dunque, una mostra in cui il tempo dell'arte e il tempo dell'esposizione – in quanto provvisorio pensiero visivo – si intersecano per dar luogo ad un appuntamento che elogia un calibro artistico teso a riconquistare l'incanto della fruizione e della purezza immaginifica mediante opere che recuperano la durata da angolazioni differenti e con differenti brani linguistici.
Se da una parte Pierpaolo Lista (1977) crea pitture specchianti che cercano lo spettatore per innescare un processo temporale di natura contemplativa e riflessiva con lo scopo di far entrare il fruitore nell’opera, dall'altra Ciro Fundarò (1977) ristabilisce un rapporto con la superficie fotografica pianificando dei tagli indicativi, dei ritmi visivi efficaci a terremotare e ripensare l’immagine del mondo da un nuovo punto di vista logistico. A sua volta Alessandro Brighetti (1978) propone dei lavori cinetici che disegnano scenari postorganici, incanti liquidi tesi a riconsiderare la materia e ad inserirla in un intrigante divenire delle cose e delle forme. Marco Maria Giuseppe Scifo (1977) struttura, dal canto suo, un discorso sull'ecologia della storia con una serie di lavori che riconsiderano tecniche e materiali per intavolare un discorso sulla leggerezza e, talvolta, sulla fragilità. Scandito da un ritmo gustosamente surreale, il video di Giulia Palombino (1985), accompagnato da una serie di disegni, buca lo sguardo dello spettatore e lo inchioda, infine, ad un tempo dilatato e sovrastorico.


CON LA CULTURA NON SI MANGIA
a cura di Gaia Pasi

ZAK PROJECT SPACE MONTERIGGIONI - Stand/B11 - c/o Torino LE NUOVE, via P. Borsellino 3, (TO)
Giovedì 3 novembre ore 22:00 STAND B/11
PERFORMANCE: PAOLO ANGELOSANTO - OPIEMME: Thursday 3 november h. 10 pm

Zak Project Space Castello Monteriggioni (SI), partecipa con la Performance CON LA CULTURA NON SI MANGIA alla prima edizione di the Others Torino c/o Le Nuove via Paolo Borsellino 3 (TO). Il progetto a cura di Gaia Pasi vuole porre l’attenzione sull’attuale situazione culturale italiana, ma sopratutto suscitare una riflessione partecipata e fornire un punto di vista se non una denuncia concreta al caos, al degrado etico ed estetico imperanti nel nostro paese riscontrabili anche nel padiglione italiano alla 54 edizione della Biennale di Venezia.
CON LA CULTURA NON SI MANGIA, non è soltanto la frase che ha fatto rabbrividire le avanguardie culturali del nostro paese rendendolo tristemente noto alla cronaca artistica planetaria, né esclusivamente il titolo del progetto presentato da Gaia Pasi. CON LA CULTURA NON SI MANGIA (2011) sono anche i due lavori site specific dello stand: una nuova performance di Paolo Angelosanto e il contenuto della scritta che l’artista OPIEMME (1979) apporrà sul muro esterno dello stand:  dalla visualizzazione fugace o a distanza di quest’opera si evince chiaramente il dictatus tremontiano, ma in una visione ravvicinata della stessa si scopre che ogni singola lettera è composta d’aforismi, riflessioni, frasi più e meno poetiche, lapidarie o compiute, attinenti alla contemporaneità a tutto tondo.
Questo lavoro fornisce lo sfondo alla performance di Paolo Angelosanto (1971) il quale dietro un banco riceverà il pubblico, servendo una sorpresa all’interno di una serigrafia realizzata su carta paglia formato A/3, tirate a 15 copie vendute alla cifra simbolica di 50 euro c.u. e rese uniche da particolari significativi e dall’interazione ultima del fruitore  che manipolando la carta, interagirà con l'opera in maniera fondamentale, determinandone l'unicità.

21 October 2011

05 October 2011

Un mondo interno dell'esterno dell'interno firmato Katja Loher


Katja Loher, Space Bubble, 2011, video/scultura, video HD - vetro - legno - monitor, 36x36x6cm, ed. 1, courtesy Galleria Tiziana Di Caro (Salerno)


Poetica, leggera, preziosa. MINIVERSE #1, la personale di Katja Loher allestita negli spazi della Galleria Tiziana Di Caro (Salerno), presenta un palinsesto di opere che riflettono, con eleganza, sul concetto di universo. Su universi che si incontrano, si intrecciano, si sovrappongono, si escludono o di includono. Fino a concepire un mondo interno dell'esterno dell'interno, volendo citare un bel libro di Peter Handke, che, tra artificio e natura (tra natura umana e volontà di trasformare il movimento corporeo in azione meccanica), crea elegiache comparazioni. Il tutto per dar vita ad una allegorica cosmografia in cui tempo, spazio e aria – temi centrali di tre videosculture a parete (Time Bubble, Space Bubble e Air Bubble) – si mostrano come soggetti e oggetti, forme e figure dominanti di un meraviglioso racconto fantastico.
Dinner for two (un tavolo con alcune proiezioni che scardinano la convenzionalità della conversazione quotidiana per creare delle straordinarietà, per concepire una nuova e insolita intimità conviviale) e Multiverse (una potente installazione a parete che alleggerisce e modifica lo spazio) chiudono il percorso espositivo. Un percorso che rapisce lo spettatore per portarlo in un ambiente irresistibilmente asciutto, potente e pensante, esteticamente puntuale.

03 October 2011