La nostra è un tipo di società che non riconosce più alcuna alternativa a se stessa e di conseguenza si ritiene esente dal dovere di esaminare, dimostrare, giustificare (e ancor meno provare) la validità dei suoi assunti taciti ed espliciti. Ciò non significa, tuttavia, che la nostra società abbia soppresso (o è probabile che sopprima, prevedendo un grande sovvertimento) il pensiero critico in quanto tale. Né ha reso i propri membri reticenti (e ancor meno timorosi) a dargli voce. Semmai è vero il contrario: la nostra società - una società di liberi individui - ha reso la critica della realtà, la disaffezione verso ciò che è e l'esplicitazione di tale sentimento, parte al tempo stesso inevitabile e obbligatoria della vita di ogni singolo membro.
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Abbiamo forse una maggiore predisposizione critica, siamo molto più audaci e intransigenti nella nostra critica di quanto lo fossero i nostri antenati nella loro vita quotidiana, ma la nostra critica è, per così dire, spuntata, incapace di incidere sulle nostre scelte inerenti la politica della vita. La libertà senza precedenti che la nostra società offre ai suoi membri è corredata (...) da un'impotenza senza precedenti.

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