Com'è possibile che siano pochi, in Italia, a capire (o quantomeno a percepire) in quale stato delle cose sia ridotta la nostra nazione (e con lei il suo popolo)? Com'è possibile che una lobotomia totale abbia investito con violenza le nostre preziose menti riducendole ad un silenzio assordante? E com'è possibile che nessuno avverta quale e quanta degenerazione alberghi tra le fila maestre nella nostra civiltà?
Al di là delle varie destre o sinistre – dei centri e delle periferie della politica – uno dei problemi che investe il nostro paese, è, a mio parere, l'assenza di reale unione e compartecipazione. Di un pensiero singolare-plurale in grado di disarcionare alcune ingiustizie che guardiamo (e guardiamo soltanto con occhio distante e menefreghista) sfilare e colpire ogni singolo nucleo familiare con gravi fiscali appressanti.
L'unione e la compartecipazione sono termini (purtroppo soltanto termini) da rivitalizzare. E non solo da un punto di vista idealistico ma anche – soprattutto – pratico.
Per bloccare la marcia del marciume il singolo (ognuno di noi) deve affidarsi all'altro ed evitare un conformismo dilagante e degenerante. (Il conformista è davvero uno strano animale. Un camaleonte che si fa spazio, assieme all'arrivista, tra le maglie malate di una nazione moribonda).
Tuttavia oggi l'assenza di un pensiero critico nuoce gravemente alla salute non solo del singolo ma anche della specie.
Non rendersi conto dei profondi cambiamenti che l'Italia sta apportando al nostro sistema di vita è decisamente impossibile. La nausea che si prova di fronte ai vari privilegi di un parlamentare è, ad esempio, davvero esasperante e indecente.
L'italiano – questo era ed è il grande piano della politica italiana (e in questo ci sono riusciti appieno) – ha perso ogni interesse non solo per la politica della propria nazione ma anche per problematiche sociali o economiche. Il disinteresse ha preso il posto del dibattito e dell'azione. Di un pensiero – e di una vita activa (Hannah Arendt) – in grado di farsi reattore privilegiato per intavolare una denuncia mirata. Per ritornare a studiare. Ad organizzare dialoghi. Ad agitare e rinvigorire le nostre menti con indispensabili farmaci critici che sappiano spianare nuovi orizzonti di pensiero e formare nuove grammatiche analitiche sullo stato delle cose attuali.
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