31 July 2012

Un'opera di buio


 




Dalla pittura alla scultura e, viceversa, dalla scultura alla pittura. E poi, ancora, dalla luce a quello che luce non è. Il lavoro proposto da Pietro Lista per gli spazi della galleria napoletana The ApArtMent / Contemporary Art segue un andamento visivo che fa del buio, della notte, dell'inquieto, del nero, della profondità illimitata in cui perdersi, il primo alito di una forma creativa che dialoga con i paesi dell'apparizione e dell'immaginazione, del sonno della ragione e del sogno. Di un sogno in cui le immagini sono presidiate, sorvegliate e disciplinate al fine di contenere entro limiti ben definiti un potere immaginifico pungente e spigoloso.
Legati, quasi ossessivamente, alla vuotitudine, i nuovi lavori messi in campo con Nero di Marte 44 (questo il titolo della sua nuova personale) rappresentano la riscoperta di spiragli silenziosi che illuminano a singhiozzi la scena della pittura per costruire un dialogo mancato. Uno spettacolo che fa dell'interruzione il primum movens della creazione.






Un linguaggio alchemico


L'arte, ha evidenziato Dorfles nel suo Discorso tecnico delle arti (1952), è il risultato di un felice compromesso che scaturisce dall'incontro dell'idea («le idee sono prototipi» ha detto Sant'Agostino) con le tecniche e i materiali utilizzati dall'artista per realizzaremettere in forma, appuntoil proprio pensiero. È una storia del manuale e del mentale, «degli strumenti e delle materie». Ma anche una narrazione che «non porge manuali» appropriati sugli esperimenti compiuti nei secoli per ricercare (e modificare) i materiali idonei per elaborare sostanze cromaticamente appropriate, per produrre fluidi collanti e squillanti, per innescare processi chimici e alchemici che hanno costituito, nel tempo, il panorama dell'arte, dei trucchi e dei segni umani. Cos'è, del resto, la pittura, se non un linguaggio alchemico? Un territorio di conquista e di produzione per coagulare, distillare, macerare e riverberare le cose?
A questo panoramaa questi interrogativi sciolti in un titolo secco (What Paintings Is. How to Thing about Oil Painting Using the Language of Alchemy) che non lascia vie di scampo e non produce alcuna ambiguità, James Elkins ha dedicato un saggio affascinante: un viaggio che disegna, con pazienza, le maglie (le magie?) di uno scenario che muove dalla ricerca della natura organica della memoria per ritrovare e ricostruire «il primo segno dell'opus» (la materia al nero dell'alchimista), la traccia atavica della pittura, il territorio dell'artista, dello scienziato e del mago.
L'elegante edizione italiana di questo libro, un'edizione a cura di Tiziana Migliore (indispensabile il suo intervento in postfazioneDipingere: i segni e le sostanze) e pubblicata dalla casa editrice Mimesis di Milano – n. 6 della collana Insegne (diretta da Paolo Fabbri e Gianfranco Marrone), rappresenta, ora, una nuova conquista per approfondire questi sentieri che elogiano le declinazioni della pittura. Di un linguaggio autonomo – evidenzia Elkins.
La pittura cos'è. Un linguaggio alchemico. Questa la traduzione italiana del libro. Di un'esplorazione serrata nei dedali della ricerca fenomenologica con direttive ermeneutiche e alcune tematiche di epistemologia pedagogica alla cui base è possibile scorgere il senso di un ritorno felice ai brani dell'uomo e della sua solitudine prima.
«L'alchimia», suggerisce l'autore, «è l'arte che sa come ottenere una sostanza che nessuna formula può descrivere. Conosce il particolare tumulto di pensieri che trova espressione nei colori. È la vecchia scienza di ingegnarsi a lavorare con le materie senza capire esattamente cosa accade: proprio come faceva Manet e come fa ogni pittore tutti i giorni nel suo studio».
Diviso in nove capitoli – Breve corso per dimenticare la chimica, Come contare con oli e pietre, La materia prima ammuffita, Come le sostanze occupano la mente, Coagulare, distillare, macerare, riverberare, Lo studio come forma di psicosi, Improgressività, La bellissima luce rossastra della pietra filosofale e Ultime parole – il volume spinge allora lo sguardo al di là della pittura, in una serie di laboratori del sapere, suggerisce Tiziana Migliore, in cui è possibile ritrovare le varie «sostanze della pittura, colte nelle loro trasformazioni», nei loro incantesimi (e incanti) naturali.


Intervalli di senso


Tre azioni che si chiudono con la stessa frase («aveva un foglio vuoto piegato in tasca»). Tre traduzioni con successiva restituzione di senso, ma con significato diverso. Deuteragonisti che scelgono la lateralità per strategia, i lavori che compongono Autotelico, la nuova personale degli AfterAll negli spazi della Galleria Dino Morra Arte Contemporanea, rappresentano un universo minimale che, tra finzione e rifunzionalizzazione della forma, punta l'indice della memoria sulla soglia del presente. 


Custodi di un diario quotidiano che declina tra le luci del mondo, i brani che compongono Autotelico – fotosculture, video e microambienti sonori – sono, difatti, esercizi analitici e sintetici. Revisioni semiotiche che forzano la soglia fenomenologica per costruire, via via, un'azione ermeneutica che si riappropria dell'attualità e modella una nuova realtà.









Il lacaniano suonatore di fiori


«L'arte è critica globale che prende corpo». Con questa frase indicativa – quasi una dichiarazione di poetica apparsa tra le pagine di un Libro (particolare) 1978, Vincenzo Agnetti (1926-1981), tra i più interessanti e intelligenti artisti della stagione analitica italiana, demarca un percorso nei dedali del linguaggio con lo scopo di creare...
Leggi l'articolo su Alfabeta2 - http://www.alfabeta2.it/2012/09/06/il-lacaniano-suonatore-di-fiori/








30 July 2012

Meteomania e Meteomoda

UN SOTTILE GIOCO MEDIATICO PER FUORVIARE IL PUBBLICO DALLE NUOVE MANOVRE (NUOVE TASSE) DEL GOVERNO TECNICO?



Continua la bufera mediatica che vede correre gli istituti metereoligici alla volta di nomi nuovi per i vari cicloni che investono l'Italia. Accanto a questa corsa, il nostro omino del tempo, tarato sul modello americano del Weather Man, apre la propria strada alla passerella delle star.
Caronte, Minosse, Circe e Ulisse (il nuovo anticiclone africano che fa salire inesorabilmente la colonnina di mercurio), sono - assieme ad alcuni precedenti europei (Lucia e Madaleine) - i nomi dati per rappresentare nell'immaginario popolare i fenomeni metereologici degli ultimi tempi. 
Ma si tratta di un piacevole ritorno al mito e alle credenze o di un sottile gioco mediatico che ci fornice rigiri e divertissement con piccole pillole anestetizzanti per non farci leggere le nuove manovre del governo tecnico?