24 September 2011

BIANCO-VALENTE THROUGH THE WORDS / VOICE Gallery (Marrakech)

THROUGH THE WORDS
Relational bridges, participation coordinates and points of contact between subjects of various nature or education. Building on these communication landscapes over a lengthy period, Bianco-Valente have outlined an artistic path which emphasizes visual nomadism and (virtual) superconnection in order to set up a polyphonic, multicultural and multidiscipline development plan. This is an approach that brings about a completely different take on perceiving an art piece, on a new world rising from the communicational horizons of the digital society, on an interoperability to be used in reconsidering the bond – either tight or weak – as the primus movens of creativity and of human feelings.
With Through the Words, the exhibition which will inaugurate Rocco Orlacchio's VOICE Gallery (Marrakech), the art duo establishes a new economy of intellectual exchange. Almost as if rearranging the pieces of a site-specific, emotional puzzle, Bianco-Valente actually builds particular mental interconnections to measure and connect different degrees of creativity, right up to the point of suggesting projects and programs in which the being proposes itself as singular and plural at the same time (to say it with Nancy).
The stitching performed on a cartographic picture snatched from the local culture, the photo cut-out sent to a friend to receive, in exchange, a written reference (completely built on the image received) or, the other way round, a text sent to a local (Marrakech) artist to see what image the text suggests to this artist-reader’s mind. Thus, Through the Words is a work plan in which the image weighs up the word as much as the word weighs up the image in a trip among the weave, the magic and the overlaps of life and its many meanings; all in all a life that remains the horizon in which the plot of the art piece is woven.

Ponti relazionali, coordinate partecipative e punti di contatto tra soggetti di diversa natura o estrazione culturale. Attraverso questi paesaggi linguistici Bianco-Valente hanno costruito, da tempo, un programma artistico che pone l'accento sul nomadismo visivo e sulla superconnesione (virtuale) per edificare un piano regolatore di stampo polifonico, multiculturale, pluridisciplinare. Un discorso, questo, che pone l'accento su un modo diverso di percepire l'opera. Su un nuovo mondo che sta affiorando dagli orizzonti comunicativi della società digitale. Su una interoperabilità utile a riconsiderare il legame – forte o debole che sia – come primus movens della creatività e delle sensazioni umane.Con Through the Words, personale che apre i battenti della VOICE Gallery (Marrakech) di Rocco Orlacchio, il duo artistico struttura una nuova economia di scambio intellettuale. Quasi a ricomporre le parti di un puzzle site specific emozionale Bianco-Valente costruiscono, difatti, alcune interconnessioni mentali per misurare e connettere gradi di creatività differente. Fino a suggerire viaggi multipli, progetti e programmi in cui l'essere si pone, contemporaneamente, singolare e plurale (per dirla con Nancy). La cucitura agìta su una illustrazione cartografica strappata alla cultura locale. Il ritaglio fotografico inviato ad un amico per ricevere, in cambio, uno scritto di riferimento (costruito integralmente sull'immagine ricevuta) o, d'altro canto, il testo spedito ad un artista autoctono (di Marrakech, appunto) per ottenere l'immagine che lo stesso testo ha suscitato nella mente del lettore. Through the Words é, dunque, un piano di lavoro in cui l'immagine pensa la parola tanto quanto la parola pensa l'immagine per intraprendere un viaggio tra le maglie, le magie e le sovrapposizioni della vita e delle tante accezioni che la riguardano. Di una vita che resta, fondamentalmente,  l'orizzonte dentro il quale si tesse la trama dell'opera.

19 September 2011

The Visual Telling of Stories

 

a lyrical encyclopedia of visual propositions (Chris Mullen)

18 September 2011

KAPYBARA...


Tra tutti gli animali proposti dalla natura lui, forse, è il più buffo...

11 August 2011

L'Alfiere dell'arte? Il suo sistema


Quando, con una metafora felice, Achille Bonito Oliva teorizzava La caduta della parete (1962) per indicare una metamorfosi nel mondo dell'arte dal piano contemplativo ad un piano più strettamente comportamentale – e non a caso, a distanza di pochi anni pubblicava il suo primo libro, Il territorio magico. Comportamenti alternativi nell'arte – ebbe modo di evidenziare non solo alcune metamorfosi capillari del sistema artistico ma anche un nuovo modo di pensare l'arte e la critica invischiate in un mercato che osserva regole ben precise alle quali tutti i patron dell’arte – ognuno dalla propria angolazione – eseguono una programmazione tesa, sempre, a battere sul maggior profitto possibile. Del resto Bonito Oliva, a passo coi tempi, cavalcando con estrema intelligenza l'onda del presente, è stato l'unico critico d'arte (totale) proveniente da una determinata generazione a trasformare la riflessione in azione contemporanea.
A differenza di molti critici della sua generazione che si sono rinchiusi nelle università e nei luoghi laterali dell'arte, Bonito Oliva, di fatto, è l'unico a non aver perso perso battute ma ad aver, d'altro canto, trasformato la propria immagine in un intelligente azione di business. Lo dimostra, ad esempio, la siglizzazione del proprio nome in ABO che è indice di sicurezza e di garanzia.
Tuttavia, il protagonismo della critica, spinto e incoraggiato, «con cadenza decennale» da Achille Bonito Oliva che ha fatto della critica un’arte del fare critico e del creare teorico, è mutata, sul finire del XX secolo e lungo tutta la linea del primo decennio del XXI secolo, in oscuramento e in scomparsa metodologica.
Ridotta, purtroppo, a «mero oggetto d’antiquariato» anche se, è l’avviso che ne fa René Weller, «dovrebbe illuminare ed interpretare la situazione attuale», la critica d’arte si trova a lottare contro un sistema che non prevede intervallo e riflessione sospensiva, ma una overdose d'eventi che offrono soltanto un panorama confuso e confusionario.
Oggi, l’asse postproduttivo-comunicativo ha preso il posto di quello creativo-riflessivo. E questo spostamento ha creato collassi e declini decisamente sensibili. Alfiere del nuovo sistema dell'arte non è più, dunque, il binomio romantico arte-critica d'arte ma, piuttosto il legame spietato che si è andato consolidando tra comunicazione e mercato dell'arte.
Produzione, comunicazione, consumo sono, insomma, la nuova trinità di un sistema economico dell’arte talmente aggressivo da perdere di vista l’opera – intesa, naturalmente, come bene intermedio –, per favorire il vasto mercato dei prodotti di consumo che offrono le varie istituzioni e i soggetti proprietari vendono non agli imprenditori dell’arte (che acquistano soltanto per attendere il momento propizio di massima ascesa dell'artista di turno), ma a quella ampia fetta di mercato – il popolo appassionato dell’arte – una infinità di spettacoli e spazzature.

07 August 2011

Noi siamo in un sogno dentro un sogno

“Se è vero che il privato può assumere un significato pubblico, e addirittura politico, nella misura in cui privato vuol dire volontà di testimoniare in prima persona, di mettere continuamente in gioco se stessi, di vivere in sostanza con interessi ogni esperienza anche pubblica, tutto questo è vero proprio per Pasolini, per la sua vicenda umana ed artistica, così patetica, così tragica, così fondamentalmente contraddittoria”.
Filiberto Menna

Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento

Soggetto e oggetto della riflessione, Gillo Dorfles – l’artista, il teorico, il critico del gusto e l’estetologo – è inserito nell’ampio dibattito che in Italia intercorre, dagli anni cinquanta ad oggi, tra l’arte, la critica e la teoria dell’arte. L’obiettivo è quello di evidenziare un pensiero che non soltanto mira, prima che sia troppo tardi, a fissare le manovre più autentiche e rappresentative del presente dell’arte e della vita, ma anche a generare gli strumenti teorici necessari per affrontare con lucidità e nettezza di giudizio i più scottanti problemi che investono il panorama dell’arte e della critica d’arte in età contemporanea.

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